Le polemiche sull’aggressione di Berlusconi
Pubblicato nel 2009 da Andy

Dec 19
Il Premier Silvio Berlusconi è tornato a casa dopo circa quattro giorni di ricovero in ospedale. Il Premier è stato vittima di un’aggressione subita alla fine di un comizio politico del PdL, durante i suoi consueti bagni di folla, fortemente sconsigliati dagli organismi preposti alla sicurezza delle cariche dello Stato. In questi giorni se n’è parlato tanto, il mondo politico e l’opinione pubblica si spaccano, la tensione e la preoccupazione sale. In questo scenario di incertezza nazionale, in cui un cittadino Italiano subisce un aggressione fisica e allo stesso tempo una carica dello Stato è vittima di un’aggressione figlia di odio politico, i media impazzano, e addirittura sui social network c’è chi santifica l’aggressore, chi invece sostiene Berlusconi augurandogli una pronta guarigione. Dall’estero, tv e giornali si preoccupano per l’ipotetica escalation di violenza e sul problema sicurezza, e le cariche politiche estere più importanti mandano messaggi di auguri al Premier Italiano, a partire dal messaggio inviato dalla Santa Sede.
Nel quadro politico Italiano, però, c’è chi canta fuori dal coro, con rinnovato vigore e forza, come se questa aggressione non può esser altro che una prova tangibile di quanto sostenuto finora e un’ottima occasione per dar maggior peso alle proprie tesi – giuste o sbagliate che siano, non è questo il posto giusto per poter giudicare -. Una frase resta però scolpita nelle menti di tutti, una frase che fa riflettere in questa baraonda, e l’ha più volte ripetuta il segretario del PD, Pier Luigi Bersani; ha infatti dichiarato: “no alla violenza senza se e senza ma”. Questa potrebbe essere un valido sunto dei richiami fatti dal Capo dello Stato, enormemente preoccupato per la stabilità democratica della Nazione. Si potrebbero aggiungere anche le affermazioni di Pier Ferdinando Casini che sostanzialmente si potrebbero riassumere così: “un cittadino qualsiasi che la pensa in modo diverso da me è un avversario politico, non un nemico da abbattere”.
Si corre rischio che, mentre a Berlusconi viene ordinato di astenersi due settimane dall’attività pubblica, che tali parole, giuste in questo contesto, non siano per nulla ascoltate; è più facile abbandonarsi all’odio e alla violenza, intesa anche come anticamera di una qualche rivoluzione che porterà solamente a vinti su vinti e trovare così sfogo nei confronti di un’impotente (per scelta o per debolezza) classe dirigente. E molte figure di rilievo del giornalismo Italiano riportano alla mente i cosiddetti “anni di piombo”.
Contro corrente si trovano Di Pietro (con l’intero partito) e la Bindi, le cui dichiarazioni possono trovare giudizi favorevoli presso chi viene adesso ricercato dalla polizia postale per ordine del Ministro degli Interni, decretando che è contro legge istigare e inneggiare alla violenza, anche su Internet. L’aggressore, dalla sua cella d’isolamento, ha voluto scrivere due parole di scuse al Premier; un primo segno di presa di coscienza per un atto grave commesso. Per il mondo della maggioranza al governo, Di Pietro e la Bindi dovevano evitare certe affermazioni e istigare così ulteriormente alla violenza enfatizzando che le responsabilità dell’aggressione sono da ricercare presso l’attività del governo Berlusconi; addirittura, durante l’intervento di Di Pietro alla Camera, molti dei Deputati della maggioranza hanno abbandonato l’aula con non pochi rumori, tali da far intervenire il Presidente della Camera. Secondo il parere di altri che la pensano diversamente dai due parlamentari contro corrente, avrebbero potuto smorzare i toni e, una volta che la situazione si fosse ristabilita anche in parte, avrebbero potuto partecipare al momento di riflessione politica proposto sia Casini che da Bersani in due momenti diversi. Avrebbero potuto così esternare liberamente i propri pensieri in merito alla vicenda, sollevando magari un quadro ben diverso da quello che potrebbe esser pubblicizzato da altri. Forse così sarebbero stati considerati meglio dall’opinione pubblica e ascoltati, senza esser additati come istigatori alla violenza tanto negata dal Capo dello Stato e da altri organismi, compreso il segretario del PD, di cui la stessa Bindi ne è Presidente.

Altre voci contro corrente sono da cercare in salotti politici finanziati dallo stesso servizio pubblico, i cui ospiti, presentatore, reportage etc. delineano da sempre una faziosità politica e sociale, alla faccia dell’imparzialità del servizio pubblico tanto invocata anche da loro stessi e da chi sta loro vicino, anche per televisioni private. Per alcuni esponenti vicini a tali trasmissioni, si tratta di una zona franca nella quale tutti possono dire ciò che vogliono, in barba alle regole e al rispetto di chi paga il canone. A tal proposito Rainews24.it ha pubblicato un articolo (intitolato “Santoro fa il pieno. Di ascolti e di polemiche”) con il tentativo di esplicare meglio le posizioni di tali voci che contornano Di Pietro e la Bindi, e non solo.
In ogni caso, a prescindere da tutto, no alla violenza, sperando che dopo questo episodio la casta intera si apra di più per un dialogo non tra le parti politiche, bensì tra le Istituzioni e i Cittadini, i veri sovrani del Bel Paese. Chi ha seminato odio, si spera non abbia un buon raccolto.
Male che vada potrebbe non esser cambiato niente da prima a dopo quest’episodio, nel tipico stile Italiano. Sicuramente i souvenir del Duomo di Milano non saranno più guardati come prima…



E' solo un Clown di Terza Categoria…
Può darsi, ma la violenza di certo non porta a niente. Sarebbe ancor più grave se tutto ciò fosse una bufala scenica…